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Negli ultimi anni la presenza del disturbo post-traumatico da stress (PTSD) nella popolazione è stata riscontrata in misura molto maggiore di quanto non lo fosse in passato e rientra nella sezione dei disturbi d’ansia.
Il PTSD fa riferimento alla sofferenza e al dolore che un soggetto prova in seguito ad un evento traumatico, catastrofico o violento. Tali eventi possono riguardare sia adulti che adolescenti, ad esempio incidenti, lutti improvvisi, episodi di violenza, bullismo o situazioni familiari traumatiche. Indipendentemente dall’evento che provoca l’insorgenza di tale disturbo, c’è un disagio clinicamente significativo o una compromissione delle interazioni sociali, dei rapporti lavorativi (o scolastiche nel caso di adolescenti) o altre importanti aree di funzionamento di una persona.
A. La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti:
B. L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:
C. Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma),
D. Sintomi persistenti di un aumentato arousal (non presenti prima del trauma), come indicato da almeno due dei seguenti elementi:
E. La durata del disturbo è superiore a 1 mese
F. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo (o scolastico e relazionale negli adolescenti) o di altre aree importanti.
Diversi studi hanno focalizzato l’attenzione sulla gravità del trauma, sulle variabili psicologici e sociali precedenti il trauma e sulla risposta emotiva durante il trauma. Un fattore molto importante relativo alla gravità del trauma consiste nella persistenza di problemi di natura medica, la persistenza del DPTS è correlata con la presenza di continui disturbi fisici.
Per quanto concerne i possibili fattori psicologici di mantenimento del DPTS, vari studi dimostrano che il modo in cui vengono interpretati i ricordi intrusivi degli eventi traumatici è fondamentale; alcuni soggetti ritengono normale la presenza di ricordi intrusivi dopo un trauma per poter arrivare alla soluzione del problema, mentre, altri soggetti lo interpreta negativamente.
La terapia cognitivo-comportamentale risulta essere la più efficace per il trattamento di questo disturbo.
La terapia cognitiva (identificazione e valutazione dei pensieri negativi automatici, problem solving, ristrutturazione cognitiva, tecniche di gestione dell’ansia) va ad agire sul pensiero negativo con l’obiettivo di sostituire i pensieri disfunzionali con quelli più funzionali e pone l’attenzione sulle aspettative, sull’interpretazione e sui significati dell’esperienza negativa.
La terapia comportamentale (esposizione in immaginazione e in vivo) va ad agire sui sintomi da DPTS quali l’evitamento e i sintomi depressivi, in questo modo il soggetto impara a rapportarsi all’evento in modo differente. I pazienti con DPTS sono terrorizzati dal pensiero delle proprie esperienze traumatiche, attraverso l’esposizione immaginativa permette il confronto del paziente con i ricordi negativi.
Nel lavoro con gli adolescenti il percorso terapeutico viene adattato all’età, alle risorse personali e al contesto familiare.
La Dott.ssa Psicologo e Psicoterapeuta Lenoci, esperta nel campo della psicoterapia del disturbo post traumatico da stress vi invita a fissare un incontro presso il suo studio all’Eur a Roma.